L’uomo nero ha sempre avuto mani vanitose, ciondolavano stanche all’inizio, stremate dalle fuliggine e dagli acidi che gli corrodevano la pelle fino alle ossa. Di notte però cambiavano, alla luce della luna gli sembravano di nuovo belle, con armoniche dita dipingere paesaggi sempre verdi, di quelli che non conoscono stagioni, se non quella che risponde ogni giorno con la vita alla morte pressante di ogni sogno colpito a morte.
Qualche volta mi accade di essere risucchiato in una stanchezza deprimente.
Allora lascio la presa sui miei pensieri, che ne approfittano immediatamente, dileguandosi ognuno per suo conto, come i servi infedeli appena il padrone si allontana da casa.
Io resto qui, solo nella mia penombra sonnolenta, assaggiando il gusto nuovo dell’irresponsabilità, loro, invece, se ne vanno in giro per il mondo, a godersi lo spettacolo alla luce del sole.
Una donna guarda fuori dalla finestra, un uomo le cinge le spalle e le bacia il collo, lei continua a guardare fuori quasi impassibile, sembra che in quel buco di vetro trovi riposo, un passaggio segreto da un dentro apparentemente ordinato ad un fuori caotico ma interessante. Anche in inverno, molte finestre rimangono aperte, molti i volti scrutare dalle trasparenze, gli sguardi rivolti verso l’alto come cercando di se il più intimo pensiero.
Da un po' di giorni mi sto divertendo a fare dei timelapse con la canon 1000D. Per ora li faccio comandando la macchinetta col software della Canon via portatile, ma a giorni mi dovrebbe arrivare il telecomando remoto e così potrò fare a meno di portarmi dietro 5 kg di peso!