Memorie di Casanova
24 March, 2006 - 22:18 — Ceresfero
Mea Culpa. E' colpa mia se sono triste spesso e volentieri? Credete che sia bravo solo a parlare del lugubre chiacchiericci dei puffi? No. A volte mi basta essere a lavoro da mia madre, al Policlinico Umberto I. Lì, non so per quale mistico richiamo, il mio cervello crea alcune cose strane. Questa di oggi. Come è Venezia? Non lo so, ma giocando di ruolo mi sono ritrovato a muovere il mio personaggio in una Venezia fantasma, in un'epoca futura. Ma cosa pensava Casanova? E se io fossi Casanova? Se fossi lui, direi che così sarebbe il mio omaggio alla città.
Venezia, mia signora mascherata,
città che sfugge nella nebbia
che la mattina la divora.
Sottili fili di fumo divorano
i tuoi piccioni, cittadini di San Marco.
Fauci aperte e ruggenti,
volti di pietra, imperiosi.
Venezia, mia signora della notte,
cullami nel tuo ventre.
Ventre caldo di osterie sull’acqua,
di sogni che divengon certezze.
Ventri caldi, di donne di bordello,
o giovani amori freschi nella notte
e nel giorno consumati.
Ratto rubo tua vita,
o forse me ne illudo.
Te, Venezia mia, mi doni
con leggerezza d’una piuma d’angelo
le tue più segrete chimere.
Maschere variopinte, follie concesse,
ballano le tue vie.
Cantami ancora mia Signora,
cantami nella lingua che amo.
Siano i sussurri di complicità,
i gemiti di amanti alla soglia della notte,
il canto del gondoliere stanco che rincasa.
Le vene tue ho percorso con loro,
instancabili Caronti, per bearmi.
Non rubo solo giovani amori, no,
mi beo anche di un tuo meriggio
di una tua coltre notturna.
Potessi ti racchiuderei e ti porterei
con me, egoista sono.
In una bolla di vetro e vita,
ti porterei con me e ti terrei stretta.
Ovunque andrò, poi, dirò:
Questa la pallida ombra di Venezia,
la mia Signora delle Maschere e della Notte.
Venezia, mia signora mascherata,
città che sfugge nella nebbia
che la mattina la divora.
Sottili fili di fumo divorano
i tuoi piccioni, cittadini di San Marco.
Fauci aperte e ruggenti,
volti di pietra, imperiosi.
Venezia, mia signora della notte,
cullami nel tuo ventre.
Ventre caldo di osterie sull’acqua,
di sogni che divengon certezze.
Ventri caldi, di donne di bordello,
o giovani amori freschi nella notte
e nel giorno consumati.
Ratto rubo tua vita,
o forse me ne illudo.
Te, Venezia mia, mi doni
con leggerezza d’una piuma d’angelo
le tue più segrete chimere.
Maschere variopinte, follie concesse,
ballano le tue vie.
Cantami ancora mia Signora,
cantami nella lingua che amo.
Siano i sussurri di complicità,
i gemiti di amanti alla soglia della notte,
il canto del gondoliere stanco che rincasa.
Le vene tue ho percorso con loro,
instancabili Caronti, per bearmi.
Non rubo solo giovani amori, no,
mi beo anche di un tuo meriggio
di una tua coltre notturna.
Potessi ti racchiuderei e ti porterei
con me, egoista sono.
In una bolla di vetro e vita,
ti porterei con me e ti terrei stretta.
Ovunque andrò, poi, dirò:
Questa la pallida ombra di Venezia,
la mia Signora delle Maschere e della Notte.
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Comments
La tua preziosa gemma, o
La tua preziosa gemma, o poeta, sta nello scrigno di un'anima colta e fulgida di promesse mancate, di sogni paciosi edulcorati dal vento dell'aurora quando fischiano le orecchie per una parola dimenticata. Ma, per un fiore colto dal canale benigno di quella Serenissima tua madre, bastione della libertà di un popolo vilipeso ma fiero, oppresso ma invitto, si radica una lacrima di voluttà che feconderà i sogni dei vagabondi, dei libertini, degli oppressi dalle utopie. Chè, tu, come il Signor di Casanova, prendi per mano la Speranza e la porti oltremare sulla tua galea a combattere il Moro, il Bruto, l'Invasore. In nome della Fantasia. Grazie. Paolo Ghelardini, 26 gennaio 2009
Grazie per il tuo intervento,
Lo farò, promesso! Intanto
Lo farò, promesso! Intanto riprendo a leggere Casanova, ke mi rilassa. Complimenti a tutti!
Paolo Ghelardini
paolo te iubesc mult, mai
paolo te iubesc mult, mai mult+
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